“A Mirabella hanno paura di me e mi allontanano”: la denuncia dell’infermiere Vincenzo Naso tornato dal Nord

Vincenzo Naso è un giovane infermiere di 35 anni che è appena ritornato dalla Lombardia perché la prossima settimana prenderà servizio all’ospedale di Enna.

Ho cominciato a lavorare 10 anni fa. Appena finiti gli studi a Messina sono andato al Nord; prima sono stato in provincia di Pavia per un anno e mezzo prestando servizio in area cardiologica, invece dall’ottobre 2010 ho lavorato all’ospedale Fatebenefratelli di Milano (4 anni in chirurgia generale e gli ultimi 6 anni in pronto soccorso). Ho fatto un master in area critica ma lavorando in pronto soccorso le mie competenze sono aumentate. Mi piace il primo soccorso, la fase acuta del paziente e cerco di specializzarmi con vari corsi. 

Vincenzo Naso al centro in tuta bianca

Mi racconti la tua esperienza da operatore in prima linea contro il Coronavirus ?

Nell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco, posto al centro della città, abbiamo avuto il primo caso di Covid-19 il 5 marzo e i casi sono aumentati di giorno in giorno. A Milano come attività sindacale sono stato gestore dei conti di un circolo ricreativo per i lavoratori; l’ospedale ha 2000 dipendenti e io ero uno dei 12 rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori che controllava ciò che era dannoso in reparto per il dipendente e il paziente e, nel caso dell’emergenza sanitaria, i dispositivi di protezione individuale di cui tutto il personale sanitario era fornito. Grazie al nostro sacrificio siamo arrivati a solo 54 contagi tra medici e infermieri, con 3 persone in rianimazione. Un turno è composto da 8 ore e si divide tra mattina, pomeriggio e notte; durante i due mesi e mezzo di emergenza sanitaria non potevamo uscire dal reparto sino al completamento del turno perché il rischio di contagio è legato al momento della svestizione. L’ospedale – e il pronto soccorso dove operavo – è diventato un punto Covid ed eravamo 10 infermieri per turno e 3 operatori socio-sanitari che si alternavano al triage, in sala emergenza, in sala visita e nell’osservazione breve intensiva. Il protocollo per il paziente prevedeva l’elettrocardiogramma, cateterismo arterioso per valutare lo scambio gassoso tra alveoli e ossigeno, esami ematici, raggi x al torace e dopo il tampone: se negativo il tampone si ripeteva 3 volte a distanza di un giorno, se positivo il paziente veniva messo in isolamento (non sempre possibile perchè a volte avevamo 60 pazienti critici in una giornata). Il pronto soccorso è disposto in area chirurgica, area pediatrica, area cardiologica, area d’emergenza, osservazione con 12 posti letto, area ortopedica, area otorino, area psichiatrica e due sale internistica: tutto è stato trasformato in area Covid. Le stanze adibite a sala visita sono diventate stanze di isolamento per i pazienti Covid. Avevamo la premura di ricoverare presto i pazienti che arrivavano con grosse difficoltà respiratorie per fornire un supporto di ossigeno. Abbiamo avuto 3-4 morti al giorno con altri che andavano in rianimazione (solo a Milano si sono registrati 22.450 casi). Nell’area di pronto soccorso sono stati contagiati 2 infermieri su 60 e 15 oss, una situazione ben gestita. Ho avvertito la sofferenza sul paziente ma non mi sono fatto prendere dall’angoscia o dalla paura (alla conclusione del turno di lavoro il personale poteva ottenere un supporto psicologico che io non ho utilizzato).

Ho sentito la mancanza di non vedere mia figlia Rebecca per 3 mesi e in questo periodo la bambina è stata accudita da sua madre.

Vincenzo Naso (al centro) con i suoi colleghi

Cosa è successo qualche giorno fa al tuo rientro in paese ?

Non mi è piaciuto l’impatto che ho avuto a Mirabella, dove sono ritornato qualche giorno fa con tanta voglia e tanto piacere. Nelle persone che mi conoscono, e anche in alcuni estranei, ho trovato la paura di incontrarmi e molti mi hanno detto che non dovevo venire qui perché vengo a infettare il paese. Queste frasi ripetute non erano battute e mi è capitato più volte, andando al supermercato o facendo una visita a mio cugino. Gli amici non mi hanno fatto entrare in casa e si giustificavano dicendomi che non voleva la moglie, con l’invito di sentirsi solo per telefono. Ad alcuni ho fatto vedere il certificato del tampone negativo ma non hanno voluto sentire ragioni…ora porto con me l’ordinanza regionale per eventuali controlli delle forze dell’ordine (nota: il personale sanitario non deve fare la quarantena se viene da altra regione, a meno che la persona non sia infetta).

Quindi mi tocca stare in isolamento a casa e non posso uscire solo perché vengo dalla Lombardia…io non mi aspettavo questo comportamento da parte dei miei paesani e sono molto dispiaciuto perché non volevo trovarmi in questa situazione.

Mi è stato detto che è meglio non farsi vedere in giro per non far parlare la gente, perché la cittadinanza può essere messa in allerta e potrei infettare i mirabellesi…venendo dalla Lombardia i paesani pensano che io sia un vettore di contagio…sono un operatore sanitario che cura la gente e non va in giro a spargere il virus. Perché la gente ha paura di me ? Io non voglio che in estate succeda la stessa cosa ad altri mirabellesi che verrano da fuori, questo è il motivo per cui denuncio questa clima di diffidenza e paura di Mirabella verso di me.

Secondo te quali sono le ragioni di tale comportamento ?

Sicuramente questo comportamento si deve a ignoranza, le persone non vogliono capire ma vorrei che fossero consapevoli del loro sbaglio. Ci sono rimasto male e spero che il tempo faccia dimenticare questo comportamento nei miei confronti perché io non dico bugie. Non tutte le persone che vengono dal nord sono infettate, siamo consapevoli di non avere il virus ma il pensiero generalizzato è che chi scende è incosciente e mette a rischio gli altri. I mirabellesi si dimostrano chiusi e ciò mi dispiace. In 3 giorni ben 6 persone di diversa età si sono comportati male con me…voglio rimproverare i paesani e spero che la gente capisca l’errore perché è frutto di pregiudizio senza senso.

Perché sei ritornato ? Quali sono le tue aspettative ?

Sono rientrato come figlio di questa terra, potevo farlo prima ma avevo avuto solo incarichi a tempo determinato. Farò il pendolare perché voglio vivere a Mirabella. In 10 anni ho trovato Mirabella sempre più indietro, a livello culturale. La persona è poco acculturata e dipende dall’abbandono degli studi per fossilizzarsi nel paese. Chi è emancipato esce perché vuole formarsi di più, per fare un lavoro che qui non può svolgere…soprattutto io vedo ragazze con poca fantasia, ferme e chiuse, come se aspettassero solo l’uomo per sposarsi, farsi così un futuro per vivere alle loro spalle. Parlo di ragazze arrivate a un diploma e hanno concluso i loro studi, hanno preferito crearsi una famiglia e non hanno voglia di crescere e acculturarsi, o fare entrambe le cose (studio e famiglia). Anche chi è bravo a scuola si è arreso e questo non lo condivido..l’ambiente non stimola, ci manca l’inventiva e c’è la paura di andare fuori.

Da cosa dipende questo ?

Dalle famiglie di origine, dall’economia delle loro famiglie. Essendo un paese agricolo, diversi lavorano in campagna o sono disoccupati e quindi per un senso morale, a volte, sono stati costretti a restare a casa. Le ragazze le vedo così, poco motivate.

Cosa manca a Mirabella ?

In 10 anni non ho trovato nulla di nuovo e la colpa è sicuramente degli amministratori locali che hanno fatto tanta pubblicità nelle campagne elettorali e poi non si è visto nulla. Anche la politica ci ha messo del suo a livello locale…anche l’abolizione delle province ha rappresentato un problema perché erano il punto di riferimento dei comuni. Mancano i soldi, il lavoro e le idee fattibili. L’unica cosa positiva è stata la ripresa del carnevale…la mostra del tombolo che futuro sta avendo ? E il palazzo Biscari ? Dove sono i turisti ? Non si fa pubblicità a livello provinciale e qui manca la voglia, Mirabella sta diventando un paese passivo e ciò non ci porterà lontano. Chi rientra lo fa perché ha perso il lavoro e in pochi tornano perché hanno avuto una possibilità…dovrebbe cambiare la mentalità non solo a livello locale ma anche a livello regionale. Vogliamo incentivare i giovani invece di tenerli a casa ? Mi piacerebbe dare un mio contributo alla comunità, anche facendo politica (voto Forza Italia ma non ho condiviso il comportamento del consigliere comunale Novello in polemica col sindaco che ho apprezzato). Nei prossimi mesi conoscerò meglio il paese e, oltre al lavoro in ospedale, il mio sogno è quello di aprire un ambulatorio infermieristico con alcuni colleghi perché in paese non esiste (un ambulatorio è utile per fare medicazioni semplici e complesse, prelievi, terapia e altro, tutte quelle attività che un infermiere può svolgere senza la presenza di un medico).

5 pensiero su ““A Mirabella hanno paura di me e mi allontanano”: infermiere denuncia”
  1. Bravo sono un oss.. Lavoro in una casa di riposo in Lombardia.. Assente da mirabella da oltre 50 anni. Mi piacerebbe.. Aiutarti a far sviluppare un paese che a mio parere è sottosviluppati.. Nn è una critica ma valoriziamo il sud… Tanti saluti D’angelo grazia

  2. Caro Giuseppe ti sono vicinissima e ti capisco. Purtroppo è stata fatta una campagna anti COVID da paura e, a mio
    parere, gran parte di responsabilità e da assoggettare al presidente Musumeci, si è fatto schiacciare dalla paura e non ha saputo trasmettere sicurezza e serenità. Tanto che l’aver chiuso e chiesto a noi del nord di non rientrare ha generato ansie e paure nei nostri conterranei. E come vedi caro Giuseppe nessuna autorità interviene a ringraziarti per il tuo lodevole operato e far capire che tu sei una fonte di preparazione in merito al COVID e potrebbero chiederti di testimoniare la tua esperienza con dei meeting comunali o scolastici per poter essere pronti qualora dovrebbe esserci l’ondata di ritorno. Vedi mio caro la Sicilia non ha coraggio e gli amministratori non hanno intelligenze nobili tanto grandi da poter far rinascere la nostra terra piena di ricchezze ma sempre più povera e non solo materialmente…! Non arrenderti e sensibilizza il sindaco che mi stupisce per non essere intervenuto in tuo sostegno.

  3. In un paese pieno d’anziani il giovane a paura di qualsiasi minaccia . Non pretendere una prova di tolleranza se tu sei il primo a non averla verso il tuo paese sputandolo nel digitale.

  4. Mirabella imbaccari un paesello morto, nessuno può salvare gli errori del passato Mike.

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